| Intervista a Luigi Polverini di Cani e Cultura "Educatore Cinofilo " | ||||
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Luigi Polverini, ha dato vita ad un Centro Studi Cani e cultura che rivolge il suo interesse al mondo della cinofilia. ![]() Proporre una visione Zooantropologica significa riconoscere nel cane, ma non solo, un valore specie specifico che viene messo in gioco nell’incontro con l’uomo e una partecipazione attiva e fattiva nel vissuto quotidiano tanto da modificarne i significati; un approccio cognitivo vede il cane come un soggetto in grado di apprendere per esperienze, gli riconosce una capacità riflessiva e non accetta l’impostazione meccanicistica dell’addestramento che relega il cane ad un automa che sempre deve rispondere agli stimoli/comandi ricevuti dal “padrone”.Il Centro studi rivolge la sua attività alla diffusione del concetto Zooantropologico riferito alla relazione uomo cane, il superamento dei luoghi comuni, la consapevolezza del valore intrinseco del cane, l’assegnazione di un ruolo nuovo che gli permetta di essere parte attiva nella vita quotidiana, il superamento di una forzatura antropomorfista, il riconoscimento di diritti derivanti dall’essere un soggetto riconosciuto come entità e non perché appartenente a qualcuno sono i terreni su cui da anni operiamo e spesso ci scontriamo con chi vede nel cane un oggetto, un bene materiale o semplicemente una “cosa”.
D: - Quali sono i problemi comportamentali che spesso vengono riscontrati nel cane? E come possiamo interpretarli? R: Quando si parla di problemi legati al comportamento si fa riferimento a due sfere precise, una riguarda le dinamiche della relazione uomo cane (sistemica relazionale), l’altra tutti quei comportamenti che possono essere visti come Disturbi derivanti da problemi psichici del cane. In realtà non c’è una linea di confine netta tra le due parti, nel senso che spesso problemi del cane generano derive relazionali come un errata relazione attiva comportamenti indesiderati del cane. Conoscere la dimensione del cane, quali sono le sue esigenze primarie, come si favorisce il suo benessere psicofisico è sicuramente un buon metodo per prevenire o intervenire tempestivamente nei problemi del comportamento. D:- Quando e perchè è necessario rivolgersi ad un comportamentalista? R: Il comprtamentalista è quella figura professionale che tramite la Medicina comportamentale o la Psicologia del comportamento cerca di risolvere tutte quelle situazioni dove le azioni del cane mettono in difficoltà o in pericolo la relazione con l’uomo. I suoi ambiti d’intervento vanno dalla prevenzione, curando il corretto sviluppo pedagogico dei cuccioli, all’intervento terapeutico. Come in umano è consigliabile rivolgersi a lui ai primi segni di difficoltà. D:- Qual'è il modo migliore per rapportarsi con il nostro cane? R: Inizia dalla scelta adottiva che deve sempre essere fatta pensando ad una vita “insieme” e non ad una “con” il cane. Conoscere il modo con cui comunica, i canali che usa, non avere aspettative a cui non può rispondere e soprattutto rispettarlo per quello che è e non per quello che vorremmo che fosse, è un buon modo per iniziare a costruire una corretta relazione. D:-Avendo in casa un cane che ha un carattere dominante o possessivo, se si vuole prendere un altro cucciolo, come ci si deve comportare in modo che il nostro cane lo accetti? R: La risposta dovrebbe prevedere una riflessione sulla dominanza e sul possesso, ma per dare un’indicazione generica possiamo dire che un nuovo ingresso, soprattutto di un cucciolo, non deve mai rappresentare una perdita di attenzione, interesse, privilegi, coccole per chi era già presente. Il nuovo entrato deve essere vissuto come positività, vantaggio e opportunità dall’altro, ricordate che nei cani un cucciolo ha molte attenzioni ma pochi diritti. D:-Se siamo a tavola, il cane chiede l'elemosina insistentemente. Come fargli perdere questo brutto vizio? R: Fondamentalmente ci sono due vie da seguire, l’estinzione del comportamento per mancanza di risultato, la rinuncia al comportamento per risposte diverse da quelle attese. In altre parole sia non dare più nulla da tavola sia “punire” il cane ogni volta che prova a chiedere possono dare lo steso risultato. Questa però è una teoria scientifica che deve trovare la sua applicazione adattandosi ai singoli soggetti, alle singole realtà relazionali e, non ultimo, alle reazione del cane. D:-Perchè un cane diventa aggressivo? Può essere dovuto anche ad un fatto genetico? R: I motivi possono essere molti, soprattutto se consideriamo che l’aggressività per un predatore è uno dei comportamenti che gli garantiscono la sopravvivenza, il posizionamento sociale e la difesa del territorio in cui vive. Spesso un cane ricorre a comportamenti aggressivi perché rispetto al suo etogramma comportamentale quella è la cosa giusta da fare, dal punto di vista di chi li mette in atto sono sempre i migliori possibili, molte aggressività nascono da incomprensioni relazionali, difficoltà d’inserimento, interpretazioni di difesa sbagliate. In tutto questo sicuramente la genetica può facilitare il ricorso all’aggressività, basti pensare che i livelli della Serotonina di un individuo influenzano in modo diretto la sua tendenza alla serenità. D:-Come comportarsi per correggere l'aggressività verso gli altri cani che incontra per strada o verso le persone, specialmente i bambini? R: Per intervenire nel recupero di comportamenti scorretti la prima regola è analizzare cosa li ha provocati e lavorare su quelle cause. I motivi possono essere molti, da una mancata socializzazione a un trauma avvenuto in età pedagogica, da frustrazioni sociali a un eccesso di esposizione relazionale, dalla mancanza degli strumenti legati alla capacità di conoscere al rifiuto di affrontare nuove conoscenze. In altre parole l’aggressività è l’espressione del problema, il sintomo, anche se è proprio quello che crea i problemi, quindi spesso per risolvere la situazione è necessario lavorare sulle cause, ad esempio la paura, l’insicurezza, l’errato posizionamento sociale, l’eccessiva responsabilità. D:-Se un cane ha brutti vizi, la colpa è sempre del padrone? R: Sicuramente si può affermare che un soggetto adulto è frutto di se stesso, delle sue caratteristiche genetiche, e di come è stato guidato ad esprimerle nel mondo. La ricerca ha confermato che l’influenza della parte ontogenetica ha un peso fondamentale sull’equilibrio con cui si sviluppa un cucciolo, quindi la risposta risulta abbastanza scontata, tutto quello che partecipa, influenza e guida la crescita di un soggetto è responsabile del risultato finale. D:-Quando un cane è morbosamente attaccato al suo padrone, cosa si può fare per non farlo soffrire e farlo stare sereno anche quando non possiamo portarlo con noi? R: Sino a che il suo bisogno di stare vicino al proprietario rimane nella sfera della morbosità nessuna attività o intervento può distoglierlo dal suo problema e dalle sue reazioni. In questi casi è necessario ricostruire nell’animale la convinzione del suo valore, la capacità di autonomia e di autostima, in altre parole è necessario convincerlo che ha la capacità di stare bene, per brevi periodi, anche con se stesso. È bene ricordare che tanto più è importante, necessaria la presenza del proprietario tanto più è devastante la sua assenza. D:-Come mai alcuni cuccioli diventano paurosi verso tutti e tutto? R: La genetica ci fa nascere con soglie di reattività alle varie emozioni, la parte ontogenetica può modificarle in positivo o in negativo. Tantissimi soggetti che dimostrano paura hanno vissuto in modo errato o deficitario i loro periodi sensibili, imprinting, tanti altri hanno vissuto esperienze che gli hanno consigliato di diffidare di questo o di quello. Nessuno nasce con il marchio di pauroso, ci sono soggetti che sono più sensibili di altri ma quello che saranno in seguito dipende quasi totalmente da come li facciamo vivere. D:-Come conquistare la fiducia e farci ascoltare dal nostro amico a quattrozampe? R: Essere per lui un punto di riferimento costante, una guida sicura a cui può fare riferimento, conoscere e soddisfare i suoi bisogni senza confonderli con i nostri, aiutarlo a sperimentare tutte le sue motivazioni di specie che creano l’equilibrio delle crescita, comunicare in odo che capisca e accertarsi che abbia capito, in definitiva vederlo e volerlo nella sua qualità di cane rispettandone la sua natura di specie è il primo passo per avere la sua fiducia. D:-Ci sono dei comportamenti che per noi umani sono "strani".. tipo quando il cane si rincorre la coda o scava su divani e coperte, ulula, quando fanno così..cosa vogliono esprimere? R: Anche in questo caso è difficile dare una risposta diretta e definitiva, spesso lo stesso comportamento assume significati diversi secondo il contesto e lo scopo di espressione. Ad esempio un cane da cucciolo può rincorrersi la coda perché sta conoscendo il proprio corpo, se lo stesso comportamento lo fa da grande potrebbe essere all’interno di una patologia ossessivo compulsava o in un meccanismo estremo di richiesta d’attenzione. Quando scava sui divani può semplicemente ricercare di aumentare la sua comodità ricorrendo ad un comportamento ancestrale o scaricare dello stress derivato da un’ansia. Ancora, quando ulula può rispondere a segnali provenienti dall’esterno oppure richiamare alla riunione i proprietari che si sono allontanati. D:-Il cane cosa ci comunica quando cerca di "montare" i suoi peluche? Chi cerca di dominare? Come ci si deve comportare in questo caso? R: La monta sessuale ad oggetti o persone ha vari significati e può essere provocata da cause di varia origine. Un eccesso di testosterone può provocare una iper attività sessuale indirizzata in modo causale, una mancanza nel corretto sviluppo dei linguaggi sociali può essere indirizzata verso una monta continua come unico linguaggio conosciuto, la frustrazione sessuale porta allo stesso risultato di sfogo su oggetti, la voglia di dimostrare il livello gerarchico ottenuto può indurre il cane ha farlo con i proprietari. Il comportamento correttivo è diverso secondo le cause/motivazioni ce hanno determinato il problema. D:-Cosa è bene concedergli e cosa rifiutargli? R: La concessione e il rifiuto sono le basi educative della Pedagogia moderna e anche con i cani hanno un importante significato. Concerete quello che è in line con i suoi bisogni ma sempre se espressi in modo corretto ed equilibrato, negare tutto quello che è preteso come se fosse un diritto. D:-C'è un episodio che l'è rimasto più impresso legato ad un suo "allievo" canino? R: Sarebbe ingiusto dire che la cura di un soggetto è stata più importante di un altro, ogni volta che riesco ad avere un risultato nelle terapie imparo qualcosa e questo mi fa riconoscente verso di loro nell’insieme. Un’ultima cosa tenevo però a dire, il cane come essere vivente che interpreta e risponde agli stimoli che il mondo gli propone è un essere complesso che vive emozioni e motivazioni. Quando si affrontano i problemi di comportamento bisognerebbe ricordarsi che se l’espressione del problema è un danno per noi, vedi l’aggressività, chi vive male, quello che ha il problema, il soggetto che soffre è il cane. Chihuahua Friends ringrazia Luigi Polverini per la sua disponibilità e per la gentile concessione. E' vietato riprodurre questa intervista senza autorizzazione. |









































