|
Eccoci arrivati al punto che io ritengo il più importante nell’educazione di un cane. Un buon richiamo è la base per godersi appieno una passeggiata col proprio amico a quattro zampe ma è anche un’ottima base su cui costruire future attività cinofile a livello agonistico. E’ proprio in questo semplice ma allo stesso tempo difficilissimo esercizio che entra prepotentemente la psicologia del cane. Conoscere bene il nostro cane, avere un’ottima relazione, essere leader del branco misto sono le condizioni necessarie per essere “quasi” sicuri che lui tornerà immediatamente al nostro richiamo. Come dico a tutti i miei clienti, il richiamo è un esercizio facile da spiegare e facile da insegnare al cane ma nessuno potrà mai assicurarvi la riuscita di questo al 100 %. Siamo due specie diverse e potrà semplicemente capitare che un giorno il vostro amico preferirà fermarsi a giocare con un suo simile con il quale sicuramente si capisce meglio e con il quale forse si diverte di più. Fino a quando il cane ci temerà oppure vedrà il richiamo solo come la fine del gioco o della passeggiata sarà molto difficile che esso ritornerà da noi volentieri. Prima di tutto voglio dare qualche piccolo consiglio: liberate il cane quando siete in una zona sicura per lui, quindi ad esempio lontano da strade. Guardatevi intorno: pensate anche alla sicurezza delle altre persone. Potrebbe esserci qualcuno che ha paura dei cani. Infine, fate tutto questo quando voi per primi siete tranquilli. Il nostro amico percepisce il nostro stato d’animo, cerchiamo di non trasmettere ansia o paura, si rifletterà sul suo comportamento. In pratica: facciamoci aiutare da un amico e rechiamoci sul luogo che abbiamo scelto. Naturalmente portiamo con noi ogni genere di rinforzo (cibo, palline, tira-molla). Le prime volte scegliamo un orario in cui il luogo è tranquillo, ad inserire le distrazione penseremo più avanti. A questo punto lasciamo il cane al nostro amico-aiutante e allontaniamoci di 15-20 metri (per i cuccioli può essere sufficiente molto meno), voltiamoci e assumiamo una posizione invitante per il cane. In genere basta accosciarsi anche se nulla vieta addirittura di sdraiarsi. Allarghiamo le braccia e chiamiamo il nostro cane con una voce gioiosa. Informiamo precedentemente il nostro aiutante di non lasciare il cane immediatamente ma di aspettare qualche istante in modo tale da far crescere nel cane il desiderio di raggiungerci, saremo così sicuri che il cane partirà al massimo della velocità per arrivare da noi. Quando sarà vicino a noi non cerchiamo di afferrare il cane al volo ma attendiamo che sia lui ad avvicinarsi con la massima fiducia a noi. A questo punto rinforziamo con tutto ciò che abbiamo a disposizione: complimenti, coccole, giochi e naturalmente bocconcini molto prelibati. Non costringiamo il cane a restare vicino a noi ma lasciamolo libero di andare, avremo l’occasione per ripetere l’esercizio e sicuramente il nostro amico a quattro zampe non collegherà mai il richiamo al fatto di essere legato e portato via da una situazione piacevole. Ripetiamo questo esercizio alcune volte e piano piano aumentiamo la distanza e cominciamo ad inserire qualche piccola distrazione. Consigli: rinforziamo sempre il cane, anche se qualche volta abbiamo dovuto ripetere il comando. Se perdiamo la pazienza e lo rimproveriamo, la volta seguente ci penserà un po’ di più prima di tornare da noi (giustamente direi). Specialmente durante la fase dell’apprendimento non dimentichiamo mai tutti i rinforzi, sarebbe un’enorme delusione per il nostro cane arrivare da noi pensando di trovare tutto ciò che gli piace di più ed essere costretto ad accontentarsi di una carezza. Ricordate la relazione……..fa l’80% del lavoro. Infine, se abbiamo fatto un buon lavoro con l’attrazione sociale, il richiamo sarà una di quelle cose da usare raramente e saremo sicuri che funzionerà. Un comando usato troppo perde di significato…..vi sarà sicuramente capitato di vedere persone che continuano a riempire la testa del loro cane con una serie di “vieni”, “qui” , “io vado a casa eh?” ecc. ecc. Quel cane che non torna è perché tutte quelle parole per lui non hanno significato, non sono associate a nulla di positivo. Sul richiamo si potrebbe scrivere un trattato intero e io non sono qui per annoiarvi divertitevi in questo modo e più avanti vedremo di spiegare qualche altro trucchetto per migliorare ancora di più il richiamo. Grazie Giorgio Guglielminotti Garmot www.ilcaneanorma.com
|